Perché ogni 5x1000 ci rende più forti.

UNIRTI A NOI NON COSTA NULLA

  1. Nella prossima dichiarazione dei redditi, cerca lo spazio “Scelta del dichiarante per la destinazione del 5x1000” presente nel Modello Unico e nel Modello 730.
  2. Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e della altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10. C. 1. Lett a), del D.lgs. n. 460 del 1997”.
  3. Inserisci il codice fiscale di AIC: 11359620157

ATTENZIONE: se non specifichi il codice fiscale, il tuo contributo non arriverà direttamente a AIC, ma sarà suddiviso in modo proporzionale al numero di preferenze ricevute dalle associazioni appartenenti alla stessa categoria.
Puoi devolvere il tuo 5x1000 anche se non hai l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Ti è sufficiente consegnare, presso un ufficio postale o un CAF, la scheda relativa alla destinazione del 5x1000 che trovi allegata al tuo CUD (Certificazione dei redditi per i dipendenti o pensionati). La scheda dovrà essere consegnata in una busta chiusa su cui apporre la dicitura “scelta per la destinazione del cinque per mille dell’IRPEF”, l’anno cui la certificazione si riferisce, il tuo codice fiscale, il cognome e il nome.

Io sto con AIC

Elena Lionetti | Dottoressa

Elena è un medico, membro del Comitato Scientifico Nazionale di AIC. Pediatra presso l'Ospedale Pediatrico Salesi di Ancona e ricercatrice universitaria presso l’Università Politecnica delle Marche, si occupa in particolare di celiachia e dermatite erpetiforme. Elena sostiene la campagna “Io sto con AIC” e ci racconta come i fondi raccolti con il 5x1000 contribuiscono al sostegno della Ricerca e possono cambiare il futuro della diagnosi e della terapia.

Marco Moraglio | Alpinista

Marco è il testimonial della campagna “Io sto con AIC” 2019. È celiaco da quando aveva appena 18 mesi, la mamma è stata una volontaria attiva in Associazione quando Marco era piccolo. Il suo desiderio di avventura e scoperta lo ha portato a coltivare un'importante passione per l'alpinismo e a diventare un professionista dei viaggi outdoor: oggi Marco, giovane alpinista con molti sogni, accompagna escursionisti e viaggiatori alla scoperta dell’Italia e in viaggio per il Mondo.

Alessandro Torelli | Studente

Alessandro è un giovane volontario attivo nella sua regione, l’Emilia Romagna. Primo testimonial della campagna “Io sto con AIC”, ha scoperto di essere celiaco all’età di 3 anni e la sua famiglia ha trovato da subito un punto di riferimento nell’Associazione. Oggi Alessandro studia economia e finanza all’Università di Modena e fa parte del Gruppo Giovani AIC.

Cosa facciamo con il tuo 5x1000

Sostenere AIC con il 5x1000 non ti costa nulla ma ti permette di cambiare in meglio la vita delle persone celiache attraverso progetti concreti ogni anno.

Ricerca scientifica

Dal 2010 al 2018
3.292.500 Euro
fondi stanziati

6
Bandi Nazionali (2013 – 2018)

26
Progetti di ricerca

46
Pubblicazioni su riviste internazionali

Diagnosticati

206.561

145.759 donne
60.802 uomini

Proporzione:
1M : 2F

Circa
400.000
pazienti italiani in attesa di una diagnosi

Dati Relazione al Parlamento 2017
Ministero della Salute


In Fuga dal Glutine

Oltre 700
classi all'anno

Alimentazione Fuori Casa

Oltre 4000
locali informati sulla celiachia

Volontari

21
Associazioni territoriali

Oltre 1000
volontari

La storia di Marco

Marco, grande amante dello sport e della vita all’aria aperta, ha scoperto di essere celiaco quando aveva 18 mesi.

Abituato già da piccolo a camminare in montagna, passa dai campi di calcio alle vette alpine fino ai fondali marini. Il suo desiderio di avventura e scoperta lo ha portato a diventare un professionista delle uscite e dei viaggi outdoor: oggi Marco accompagna escursionisti e viaggiatori alla scoperta del nostro splendido territorio e in viaggio per il Mondo. Un esploratore dei nostri tempi con un sogno nel cassetto.

L’incontro con il gigante del Caucaso

Un sogno il cui protagonista è un vero e proprio gigante di neve e ghiaccio, il Monte Elbrus. Se allunghi la mano lo puoi quasi toccare con i suoi 5642 metri, la vetta più alta della Russia europea, parte della catena del Caucaso a un paio di chilometri dal confine con la Georgia. Marco sta progettando di salire in cima a questa montagna da un bel po’ e non si tratta di una semplice idea di chi ha subito il fascino della vetta caucasica nelle agende degli alpinisti di tutto il Mondo, ma di un obbiettivo concreto a cui dedicare risorse e energie, un lungo tempo di pianificazione, studio della missione, lavoro in sinergia con i compagni di scalata e tanto allenamento.

Dopo oltre un anno di intensa preparazione Marco, classe 1992 oggi anche guida escursionistica, è partito con altri sei compagni di viaggio alla volta dell’Elbrus, che figura tra le seven summit, le sette cime più alte per ciascuno dei sette continenti della Terra. Nell’estate del 2018 il sogno si è fatto via via più reale, fino a superare quota 5000 metri con due soli compagni di viaggio rimasti a tentare la vetta e raffiche di vento contrario a 60 km/h. Le condizioni avverse, la professionalità e la competenza nel valutare la situazione, hanno fatto sì che il gruppo rientrasse a circa 250 metri dalla cima rimandando, di fatto, l’incontro tra gli alpinisti e l’anima dell’Elbrus. Ma entrambi sanno che è solo questione di tempo: presto questi giovani scalatori innamorati della natura si rimetteranno in cammino, presto il gigante di Russia sarà felice di risentire i loro passi sulle sue spalle.

“Sono partito dall’Italia con un gruppo di altri sei compagni e abbiamo scelto la salita dal versante Nord. È stata una spedizione meravigliosa, dove ho imparato tantissime cose e vissuto emozioni indescrivibili. Purtroppo non abbiamo mai avuto una finestra di bel tempo per tutta la durata della nostra permanenza in Russia.L’approccio alla vetta è stato ostacolato da raffiche di vento contrario a 60 km/h, moltissime cordate si sono ritirate. Oltre i 4700 metri siamo rimasti solo in tre e siamo riusciti a superare anche i 5000 metri con un meteo sempre più avverso. Quando mancavano 250 metri alla vetta un alpinista tedesco della nostra cordata ha iniziato a non sentirsi bene. Non ci abbiamo pensato un attimo, con queste cose non si scherza, quindi pur a malincuore siamo rientrati al campo base.
Per quanto riguarda la mia dieta prima di partire mi sono rivolto alla guida russa che ci avrebbe seguito nella spedizione spiegando subito nel dettaglio la mia necessità di mangiare senza glutine. Quando gli ho comunicato di essere celiaco il mio accompagnatore è caduto dalle nuvole. In Russia la situazione è molto differente dall’Italia, è il Paese in cui ho fatto più fatica di tutti quelli visitati. Così non mi sono fidato e ho portato molte cose da casa. Ad ogni modo in scalata, dopo una certa quota, l’alimentazione si trasforma per tutti e si mangiano in particolare alimenti liofilizzati come nel deserto o nello spazio, insomma negli ambienti ostili.”

L’incontro con la celiachia

Marco ha saputo di essere celiaco a 18 mesi, nell’ormai lontano 1993. Grazie ai suoi genitori ha scoperto quanto fosse difficile allora la vita per le persone celiache. La diagnosi è arrivata in seguito all’individuazione di sintomi non classici della patologia, eventualità oggi più frequente, ma un tempo non scontata. La mamma ha contattato subito l’AIC locale del suo territorio e si è impegnata attivamente in associazione, collaborando anche alla realizzazione del Prontuario degli Alimenti.

Avendo ricevuto la diagnosi negli anni Novanta è stato testimone di un lungo percorso di ampliamento delle opportunità e dei diritti dei pazienti oltre che del miglioramento della qualità della vita. Ci ha raccontato che ricorda ancora i cracker a forma di fiorellino della sua infanzia, mentre oggi è un “ vero esperto” della dieta senza glutine e si rendo conto di quanta strada sia stata fatta da allora.

"L’Italia resta indubbiamente uno dei paesi migliori per quanto riguarda la qualità della vita delle persone celiache, ad esempio di recente sono stato a Parigi e si stupivano del fatto che avessimo la pasta gluten free. Grazie anche a mia mamma ho visto crescere l’Associazione e i suoi progetti, a volte mi sono impegnato anche in prima persona come nel caso del Progetto Saharawi. Oggi sembra ci sia tutto a disposizione ma forse il problema è contrario: c’è bisogno di informazioni sicure, formazione e chiarezza."