Martina

Adolescenza. Inizio a stare male. Ogni giorno il dolore, il disagio aumenta. E il sabato sera uscire non è più piacevole, ma diventa un appuntamento con il bagno. Su consiglio del medico escludo il glutine una settimana dalla mia alimentazione. E io sto bene! Inizio a fare gli esami, continuando a non assumere glutine. Le analisi del sangue non mostrano nessuna criticità. Il medico specialista non ritiene opportuno approfondire: “Gli anticorpi sono negativi. Tu stai bene, sarà lo stress”. Come può una ragazza di 16 anni essere così stressata?! Ero una delle più brave della classe, avevo un sacco di amici, eppure, secondo alcuni, ero stressata. Inizia così la mia caduta: smetto di uscire perché diventa imbarazzante stare al bagno gran parte della serata, a scuola i miei voti peggiorano e qualche anno dopo incontro i DCA. Nel frattempo, per quel poco che mangio, seguo e non seguo una dieta priva di glutine, mi autoregolo sulla base della risposta del mio corpo. Faccio un percorso per uscire dall’anoressia e con una grinta mai avuta prima decido di andare da un nuovo specialista e di capire veramente. Nel giro di qualche settimana, ripetendo tutti gli esami compresa la gastroscopia, lo specialista conferma la diagnosi di celiachia. Io da lì rinasco in tutti i sensi. Sono comunque sola, ma so finalmente da dove partire. Oggi ho una figlia di 3 anni a cui, quasi un anno fa, è stata diagnosticata la celiachia. E lei non è sola.

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