Ho 64 anni e sono celiaca, madre di una ragazza celiaca adesso di 28 anni. Inizialmente è stata diagnosticata mia figlia quando aveva un anno e mezzo, quattro anni dopo, sono stata diagnosticata anch'io. Il problema più grande è stato quando mia figlia ha frequentato la scuola materna, ho dovuto preparare personalmente il suo pranzo e portarglielo a scuola. Poiché io e mio marito lavoravamo, abbiamo dovuto chiedere ad una baby sitter di portare il pranzo ogni giorno cucinato da me la mattina prestissimo. L'unica collaborazione della scuola è stata quella di fornirci il menù settimanale ed io cucinavo le stesse cose pur di fare sentire mia figlia uguale agli altri anche durante la mensa scolastica. È stato molto difficile per me e spesso chiedevo al dirigente scolastico di aiutarmi in tal senso, ma le mie richieste non sono mai state accolte. Nella scuola primaria la situazione è peggiorata perché le maestre permettevano ai bambini di festeggiare i compleanni in classe, così mia figlia era sempre esclusa, mai un dolcetto per lei o una caramella. Alla recita scolastica dovevo provvedere da sola a portarle qualcosa da mangiare, ma spesso le maestre " premiavano" i bambini donando loro il gelato. Per mia figlia nessun gelato, quindi dovevo uscire da scuola e andare al bar a comprarlo, ma spesso non avevano nulla senza glutine. Non parliamo poi delle gite scolastiche, le insegnanti non volevano che mia figlia andasse in gita con loro a Torino ( noi abitiamo a Bari ) e così mi hanno costretta ad accompagnarla pagando per due, viaggio e soggiorno. Cinque giorni di ferie sprecati... Ai campi scuola dovevo mandare la doppia valigia che conteneva tutto il suo cibo senza glutine e quindi contattare preventivamente gli operatori e farmi dire il menù. Stessa tipologia di pasta che avrebbero cucinato per gli altri, basi pizze o specialità regionali. Insomma per me una tragedia, per mia figlia, meno. Allora gli alimenti senza glutine andavano richiesti dal pediatra, così trascorrevo lunghi pomeriggi nel suo ambulatorio in attesa della prescrizione della ricetta che elencava gli alimenti. Negli anni successivi, la situazione è leggermente migliorata, ritiravo mensilmente il buono della celiachia e andavo in farmacia. Mia figlia tutto sommato è cresciuta bene senza problemi, io preparavo a casa pizze e torte e poi subito gliele portavo quando era invitata ai compleanni dagli amichetti, a volte in casa, a volte in pizzeria. In famiglia siamo in cinque, ma solo noi due siamo celiache. Io invece dal momento della mia diagnosi non sono più riuscita a frequentare ristoranti o pizzerie con amici e colleghi perché appunto i ristoratori erano poco collaborativi. Mi sono limitata sempre a dire che non potevo unirmi a loro. Ormai sono in pensione e continuo a non avere un buon rapporto con il cibo quando sono fuori casa. Così sono cambiate le abitudini in famiglia, tutto ruotava attorno alla celiachia. Ora molte cose sono migliorate, ma nel mio paese ancora non c'è una pizzeria o un panificio dedicato al senza glutine. Scusate se mi sono dilungata molto. Grazie per quanto AIC ha fatto in tutti questi anni e spero che continui ancora a fare.