Valentina

Essere celiaca è un po’ come vivere con una lente invisibile tra te e il mondo. Non si vede, ma c’è sempre. A volte pesa, a volte quasi ti dimentichi di averla… finché non arriva il momento di sedersi a tavola. Ci sono sere in cui quella lente diventa un muro. Gli amici propongono una pizzeria, qualcuno dice “dai, è più semplice”, e tu sorridi, ma dentro fai i conti: chiedere se fanno senza glutine, sperare che non ci sia contaminazione, leggere negli sguardi quella piccola esitazione. Non è cattiveria, è solo che la tua esigenza cambia i piani. E allora ti senti così: come se stessi spostando l’ago della bussola di tutti. Come se ogni uscita dovesse passare, inevitabilmente, da te. “Non preoccuparti, troviamo un posto per tutti”, ti dicono. E tu annuisci, ma una parte di te vorrebbe sparire per non complicare nulla. Vorrebbe ordinare la cosa più semplice del mondo senza spiegare, senza chiedere, senza sentirsi “in più”. Perché non è la rinuncia al pane o alla pasta a pesare davvero: è quella sensazione sottile di essere, ogni tanto, un problema da risolvere. Poi, però, ci sono momenti che ribaltano tutto. Arrivi a cena a casa di qualcuno, senza aspettarti niente di speciale. Hai già in mente il tuo piano B, magari hai mangiato prima, “nel caso”. E invece trovi un piatto pensato per te. Non adattato all’ultimo minuto, ma scelto, studiato. Ingredienti controllati, magari persino un dolce. “Ho letto tutto, stai tranquilla”, ti dicono con un sorriso un po’ orgoglioso. E lì succede qualcosa di silenzioso ma potentissimo. Non sei più quella che complica. Non sei più la variabile da gestire. Sei qualcuno per cui vale la pena fare attenzione. Qualcuno per cui si cucina con cura, con rispetto, con affetto. E quel gesto, così semplice in apparenza, diventa enorme. Sa di casa, di inclusione vera, di amore concreto. In quei momenti la lente scompare. Non c’è più distanza, non c’è più differenza. C’è solo un tavolo, delle persone e la sensazione di essere esattamente dove dovresti essere. Essere celiaca, alla fine, è proprio questo: stare in equilibrio tra il peso di sentirsi di troppo e la bellezza, improvvisa e luminosa, di sentirsi scelta.

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